Pizzerie

Sito web per pizzeria: 9 elementi che aumentano ordini e prenotazioni

Cosa distingue il sito di una pizzeria che porta ordini da uno che resta una brochure: nove elementi concreti, in ordine di impatto.

Una pizzeria ha un modello di consumo diverso da quello di un ristorante: ordini ripetuti, ticket medio più basso, forte componente d’asporto, decisione presa in pochi minuti e spesso dal divano. Il sito deve essere costruito attorno a questa realtà, non attorno all’estetica.

Perché una pizzeria non è un ristorante come gli altri

Il cliente di un ristorante gourmet decide con giorni di anticipo e legge tutto: storia, menu, produttori. Il cliente di una pizzeria decide alle 19:40 di venerdì, ha fame, e vuole sapere tre cose: quanto costa la margherita, in quanto tempo è pronta, come si ordina. Se in dieci secondi non trova le risposte, apre un’app di delivery.

Il valore del cliente, però, è opposto: un cliente di pizzeria soddisfatto torna venti volte l’anno. Questo rende il canale diretto molto più redditizio che altrove, perché il costo di acquisizione si ammortizza su decine di ordini.

I nove elementi, in ordine di impatto

  1. Menu in HTML con i prezzi, raggiungibile in un tocco. Non un PDF, non un’immagine. Il pulsante “Menu” deve essere il più visibile del sito, subito dopo il logo.
  2. Ordine d’asporto online con orario di ritiro. Il cliente sceglie “ritiro alle 20:30” e sa che la pizza è pronta. Toglie telefonate durante il servizio ed è il singolo intervento con il ritorno più rapido.
  3. Numero di telefono cliccabile, sempre in alto. Molti clienti chiamano comunque: rendi la chiamata istantanea, senza copiare il numero a mano.
  4. Orari in evidenza, con lo stato attuale. Scrivere “aperto ora, chiudiamo alle 23:30” vale più di una tabella settimanale. Il dubbio “saranno aperti?” fa perdere ordini.
  5. Tempi di attesa dichiarati. “Asporto pronto in 15 minuti, consegna 35-45 minuti nel venerdì sera”. L’onestà sui tempi riduce le lamentele più di qualsiasi scusa dopo.
  6. Zona di consegna chiara. Elenco di vie o quartieri, o una mappa. Il cliente fuori zona che scopre di esserlo solo al momento del pagamento non torna più.
  7. Impasti e materie prime raccontati in tre righe. Lievitazione, tipo di farina, provenienza del fiordilatte. È la differenza tra “una pizzeria” e “quella pizzeria”.
  8. Foto reali delle pizze, poche e ottimizzate. Sei o sette scatti buoni valgono più di una galleria da quaranta.
  9. Prenotazione tavolo semplice. Anche solo un modulo con nome, orario, coperti e un pulsante WhatsApp: molte pizzerie lavorano benissimo con quel canale.

L’asporto diretto: dove sta il margine

Facciamo il conto su una pizzeria che fa 120 ordini d’asporto al mese tramite piattaforme, con ordine medio di 26 € e commissione al 25%. Sono 780 € al mese di commissioni, oltre 9.000 € l’anno.

Non serve spostare tutto: basta spostare i clienti abituali. Il metodo che funziona è concreto e poco costoso:

  • Volantino nel sacchetto con QR verso il tuo sito e un vantaggio reale sull’ordine diretto (una bibita, un fritto, non necessariamente uno sconto).
  • Prezzo leggermente più basso sul tuo sito: è legittimo e il cliente lo capisce.
  • Adesivo con il QR sul cartone della pizza.
  • Messaggio di ringraziamento dopo il primo ordine diretto, con il link salvabile in home screen.

Ogni ordine spostato dal canale intermediato a quello diretto vale 6-7 € di margine recuperato. Cinquanta ordini al mese sono più di 300 €, ricorrenti.

Le ricerche su cui posizionarsi

Per una pizzeria le ricerche che portano clienti sono molto concrete e vale la pena costruirci sopra pagine o sezioni dedicate:

  • pizzeria + nome città o quartiere — la ricerca principale, la più contesa.
  • pizza d’asporto + città — intenzione altissima, spesso meno presidiata.
  • pizzeria aperta oggi / stasera / lunedì — si vince con orari corretti sulla scheda Google.
  • pizza senza glutine + città — nicchia piccola, fedelissima e con concorrenza bassa.
  • pizzeria con forno a legna, pizza napoletana, pizza a canotto — ricerche di tipologia che qualificano il cliente.
  • pizzeria per bambini, pizzeria con dehors, pizzeria per gruppi — ricerche per occasione d’uso, quasi sempre libere.

Non serve una pagina per ognuna: bastano tre o quattro pagine ben scritte che coprano i temi più vicini alla tua identità, più un menu ricco di nomi di pizze che intercetta la coda lunga.

Tre errori che vediamo ovunque

1. La home page con il video di sottofondo. Bellissima sul portatile del grafico, pesantissima sul telefono del cliente. Un video in home può costare diversi secondi di caricamento: sono ordini persi ogni sera.

2. Il menu diviso in dieci PDF. Pizze classiche, pizze speciali, bibite, dolci, ognuno con il suo file. È il modo più efficace per far rinunciare qualcuno.

3. Nessuna indicazione sui giorni di chiusura. La pizzeria chiusa il lunedì che non lo scrive da nessuna parte raccoglie recensioni da una stella scritte da persone arrivate davanti alla saracinesca. Scrivilo sul sito, sulla scheda Google e nei messaggi automatici.

Prova da fare stasera: apri il tuo sito dal telefono, con la rete dati e non con il wi-fi del locale. Conta i secondi per vedere il menu e i tocchi necessari per ordinare. Se sono più di tre secondi e più di due tocchi, hai trovato il lavoro da fare.

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